Giovane ma già con le idee ben chiare, grinta da vendere e sorriso contagioso, Valentina Pensante ti colpisce per la passione che mette in tutto quello che fa senza risparmiarsi mai. Appena 24 anni, appassionata di calcio e laureata in Scienze dell’Educazione, è l’allenatrice della Spal Fs che partecipa per il secondo anno al Torneo di Quarta Categoria-Lombardia. Una stagione più impegnativa rispetto alla precedente per il salto di categoria dalla sesta alla quinta, con la squadra che nonostante la classifica non semplice non ha mai perso entusiasmo né voglia di mettersi in gioco. Rispecchiando esattamente la filosofia di Valentina.

Partiamo da questa tua seconda stagione con Quarta Categoria. Come sei cambiata in questi due anni?
“Sicuramente ho una consapevolezza maggiore sui punti di forza e di debolezza del singolo ragazzo e all’interno della squadra. Un altro grande cambiamento è stato sicuramente quello relativo al mio ruolo, perché lo scorso anno ero educatrice di sostegno all’allenatore, mentre ora sono commissario tecnico e l’occhio è diventato decisamente più calcistico rispetto a quello puramente educativo. Sento ancora di più la responsabilità del ruolo, ma credo sia normale”.

Dal tuo punto di vista qual è l’elemento caratteriale più importante o la qualità che deve avere un buon allenatore?
“In generale credo che la cosa più importante sia quella di non smettere mai di mettersi in gioco, anche perché i ragazzi stessi cambiano di anno in anno. In particolare, in un progetto come Quarta Categoria è fondamentale avere un occhio sia tecnico sia educativo per sfruttare le mille sfaccettature di ogni ragazzo e farlo al meglio, cercando di trovare un canale comunicativo che vada bene per tutti. Con i ragazzi bisogna essere amici, compagni, confidenti e naturalmente allenatori. Bisogna essere amichevoli quando vediamo che un ragazzo si trova in difficoltà, ma anche diretti e decisi quando escono dalle righe”.

E tu come ti descriveresti?
“Sono più educatrice che allenatrice. In questi due anni abbiamo e ho lavorato molto di più sulle relazioni del gruppo, che non sulla parte fisica, tecnica o tattica. Il lavoro principale è stato quello di creare ‘una squadra’, con l’obiettivo principale di unire e amalgamare tutti. Se devo riconoscermi un pregio, credo sia quello di mettermi sempre in gioco quando i ragazzi mi fanno delle proposte, sia che si tratti di lavorare su un fondamentale del calcio che organizzare una pizza tutti insieme”

Come nasce la tua passione per il calcio?
“La mia passione arriva da lontano ed è merito di mio papà e di mio nonno che mi hanno trasmesso l’amore per il Milan e per il calcio in generale. Poi sono cresciuta con non la competenza abituata a relazionarmi con il mondo maschile fin dall’asilo. All’inizio i miei genitori non erano favorevoli nel farmi giocare a calcio, ma dopo una breve parentesi prima con il karate e poi con la pallavolo, sono tornata al primo amore ed eccomi qui”.

Una donna che ammiri nel calcio?
“Oggi con l’esplosione del calcio femminile ho ricominciato a seguirlo e devo dire che come giocatrice mi piace molto per grinta e carattere Valentina Giacinti (attaccante del Milan, ndr), mentre come allenatrici sia il tecnico della Juventus Rita Guarino che Carolina Morace: la prima per l’eleganza e la trasparenza, la seconda perché è un po’ sanguigna e diretta come sono io”. 

Da giovane donna e allenatrice preparata cosa ne pensi dei giudizi sessisti nei confronti del ruolo femminile nel mondo del calcio come se fosse più importante il genere e non la competenza di una persona?
“Purtroppo credo che su alcune cose siamo ancora indietro e rimasti – non per tutti per fortuna – al periodo dove alle bimbe si regalavano bambole o al massimo stoviglie per iniziare da subito ad abituarsi a quello che sarebbe stato il loro futuro. Per quanto riguarda i giudizi sessisti non mi esprimo. Bisogna andare con i piedi di piombo ormai per fare commenti, ma comunque se da una parte ci vantiamo di essere tra i paesi più sviluppati e poi qualcuno si esprime ancora così, questo dovrebbe farci sicuramente riflettere. Come ti dicevo prima, sono cresciuta con i maschi, ho giocato a calcio fin dall’oratorio e ne ho sempre parlato con amici, a scuola, ecc. Poi, se mi chiedi di differenze nel modo di giocare a pallone tra uomini e donne, certo che ci sono; le ragazze hanno un tocco di palla più raffinato rispetto ai ragazzi che tendono a portare la partita più sulla fisicità che non sulla tecnica, se non per quei giocatori con i ‘piedi buoni’. Ma non è solo nel calcio, succede anche nella pallavolo ed in altri sport”.

Veniamo al torneo e ai tuoi ragazzi. Che stagione è questa per loro?
“Completamente diversa dalla precedente. Veniamo dallo scorso anno in Sesta Categoria in cui abbiamo raccolto dei risultati insperati. Non ci aspettavamo nulla e i ragazzi sono stati spettacolari. Quest’anno stiamo risentendo del cambio di categoria e le squadre che stiamo affrontando sono di livello superiore al nostro, sia tecnicamente che fisicamente, ma non possiamo rimproverarci di non dare il massimo per portare a casa il risultato”.

Un aggettivo per loro?
“Sicuramente tenaci. Si allenano sempre al 100% nonostante i risultati negativi e mi hanno addirittura chiesto di fare un secondo allenamento in settimana”.

Se chiudi gli occhi, qual è un momento della stagione che ti torna in mente subito?
“ Ti rispondo subito: il fischio finale della partita con l’Inter fs, perché sono arrivati i primi e unici tre punti finora e i ragazzi sono corsi ad abbracciarmi. È stato un bel momento tutto nostro!”

Mancano poche gare e ci sono pochi punti a disposizione. Firmeresti per…
“Sicuramente per almeno altri tre punti dei 9 disponibili, fondamentali per restare in quinta categoria o almeno giocarci lo spareggio. I ragazzi se lo meritano perché hanno lavorato tantissimo”.

Ultima davvero: una cosa che non hai mai detto loro finora?
“Sembra scontato ma non lo è: tengo moltissimo a loro sia dentro che fuori dal campo e che possono contare su di me. Continuerò a studiare per essere sempre più preparata e per farli lavorare al meglio per permettergli di raggiungere i loro obiettivi. Non si molla mai!”.