“Andrà tutto bene solo se questa partita impegnativa contro il Covid- 19 la giochiamo tutti insieme. Siamo in un periodo di grande difficoltà e ora come mai dobbiamo capire che senza un cambiamento della nostra routine, non riusciremo a superare questo periodo”.

Sono giorni complicati dominati da incertezza e timore, ma che allo stesso tempo possono insegnarci a fare squadra insieme, come ribadisce con forza e determinazione Davide Leonardi, Presidente Insuperabili Reset Academy, anche e soprattutto lontano dal rettangolo di gioco. Obiettivo: non fermarsi , ma continuare a rimanere in stretto contatto seppur virtuale con tutti gli atleti grazie alla tecnologia in attesa di poter tornare a giocare più forti e carichi che mai.

Come vi siete organizzati in questo momento di pausa forzata per tutti?
“Ormai da più di tre settimane tutte le attività sportive sono ferme e ci tengo a ringraziare pubblicamente la Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della FIGC per il tempismo unico con cui ha preso questa decisione, dimostrando anche in questa fase lucidità e qualità. Non ci fermiamo, ma dobbiamo trovare nuove opportunità di rimanere in contatto con i nostri atleti in questo periodo momentaneo sempre con lo stesso entusiasmo, fiducia e il solito sorriso che ci contraddistingue. Tutto questo è possibile grazie alla tecnologia che ci consente di lavorare anche a distanza motivando e coinvolgendo i nostri ragazzi per tenersi in forma e allenati con il desiderio di vincere la partita che tutti gli italiani vorrebbero finisse il prima possibile”.

Facciamo un passo indietro. A febbraio hai partecipato con alcuni docenti del tuo team all’Inspiring Leaders Week, importante evento sul binomio calcio e disabilità. Ci racconti che esperienza è stata? Cosa ti ha colpito maggiormente?
“L’esperienza più importante a livello professionale vissuta fino ad oggi. È stato importante il lavoro svolto prima della partenza insieme ai colleghi, che ha consolidato le conoscenze acquisite in questi anni. Fantastico il periodo vissuto a Jeddah perché ha confermato quanto la ‘scuola italiana’ in ambito calcio e disabilità possa rappresentare una guida. Non è un caso che la FIGC sia l’unica Federazione ad avere un settore disabili riconosciuto al suo interno. Entusiasmante e magico è stato conoscere una cultura apparentemente così diversa dalla nostra, con la quale siamo entrati in sintonia ed empatia immediata grazie al linguaggio comune del calcio”.

Un momento di incontro, confronto e formazione utile anche per continuare a crescere a livello internazionale. Cosa avete riportato a casa da questo importante meeting?
“L’aspetto più importante che riportiamo a casa è l’entusiasmo. Come Insuperabili Reset Academy siamo convinti di essere al 25% del nostro percorso, che fino a ieri avevamo però solo visto in chiave nazionale. Questa esperienza ci ha fatto capire un concetto importante: in merito al nostro settore, siamo in tutto il mondo in una fase di crescita, e tutti con la stessa fame di voler imparare e migliorare. Proprio in questa fase embrionale la contaminazione potrebbe risultare fondamentale per migliorarci tutti insieme. Siamo consapevoli di aver portato tanto in Arabia, ma torniamo a casa arricchiti di nuove idee che ci serviranno per continuare il nostro percorso di crescita. Quando parlo di nostro non mi riferisco solo ad Insuperabili Reset Academy, ma a tutto il movimento calcio e disabilità”.

Che ruolo ha la formazione nel percorso di crescita?
“Fondamentale e determinante. Passa tutto da lì. Bisognerebbe investire molto di più nella formazione e tutti quanti ne trarrebbero benefici inimmaginabili. In questi otto anni la formazione ha sempre rappresentato un pilastro e negli anni il nostro metodo è cresciuto, ma continua ad essere in continua evoluzione proprio perché continuiamo a formarci. Pur avendo ben chiaro che la formazione sia alla base di tutto, ad oggi so che come Insuperabili Reset Academy non abbiamo ancora investito quanto avremmo dovuto in questo ambito. È uno dei primi cambiamenti e delle prime divisioni che abbiamo deciso di migliore appena siamo rientrati in Italia.

Conta di più la passione, la costanza o la professionalità per valorizzare al meglio il mondo della disabilità? E quanto conta la pazienza per raggiungere un obiettivo?
“Credo che i tre ingredienti fondamentali siano: professionalità (mix di qualità e competenze), volontà/determinazione e passione. Esclusivamente in questo ordine si crea il professionista. In questo caso purtroppo non vale la formula del ‘cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia’. Purtroppo se la sola passione costituisce l’ingrediente principale o peggio ancora l’unico ingrediente non si riuscirà a migliorare il movimento creato. Ad oggi il mondo del calcio e della disabilità ha bisogno di professionisti per fare il salto di qualità che merita e per il quale la FIGC ha investito e sta investendo”.

Un bilancio del vostro percorso partito otto anni fa fino ad oggi?
“È una domanda facile, perché ho avuto modo di farlo insieme ad alcuni colleghi osservando l’ultimo allenamento in Arabia. È un percorso del quale sono fortemente orgoglioso e fiero. Abbiamo iniziato con 4 ragazzi, ad oggi nelle nostre sedi giocano 650 ragazzi con disabilità, questo vuol dire impattare in maniera positiva su almeno 2.000 persone. Siamo arrivati ad insegnare il nostro metodo didattico in un’altra nazione. E la cosa positiva è che siamo solo all’inizio. L’aspetto ancora più positivo è che in questo percorso non siamo soli, ma siamo una parte di un macro sistema, destinato a crescere. Nell’osservare l’ultima parte di allenamento in Arabia, abbiamo realizzato tutto quello che c’è stato in mezzo, la moltitudine degli anni trascorsi e delle attività fatte. Spesso presi del vortice del dover fare, non ti fermi a pensare. Quando lo fai, realizzi allo stesso tempo come sono stati proprio tutti questi tasselli quotidiani a portati lì”.

Diceva Nelson Mandela che “lo sport ha il potere di cambiare il mondo e ha il potere di ispirare”.
Quanto ancora può il calcio a volte così bistrattato aiutare e valorizzare il mondo della disabilità ?
“Il calcio è lo sport nazionale, è tra gli sport più amati, accessibile a tutti, apre a discorsi, apre alle relazioni tra le persone, se incanalato bene ha un potere intrinseco di smuovere la cultura e sensibilizzare le persone. Bisogna continuare a incanalarlo ed indirizzarlo bene, valorizzando la persona come atleta, con la bellezza e tutte le sfaccettature che la parola atleta racchiude e può trasmettere trasversalmente ad ognuno di noi. Insegnare il valore dello sport, nel senso sportivo del termine, andando oltre l’assistenzialismo, ma riconoscendo la dimensione di atleta di ogni singola persona”.

Prima di questa forzata interruzione, era cominciata da poco la prima stagione sportiva della neonata Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale con la FIGC che ha abbracciato il mondo paralimpico e sperimentale. Qual è il tuo pensiero su questo importante cambiamento culturale e sociale e sulle vostre squadre che partecipano al Torneo in Piemonte? Cosa vi aspettate dalla ripresa dei tornei?
“È stata una svolta epocale, iniziata qualche anno fa. Come Insuperabili Reset Academy siamo entusiasti di aver iniziato questo percorso lo scorso anno. L’organizzazione è uno dei punti forti del Torneo, che fa sentire i ragazzi dei veri professionisti. Con il tempo sono sicuro si avvicineranno tantissime nuove squadre e questo segnerà un nuovo punto di crescita per tutto il movimento. La stagione sarà affascinante e complessa perché in ogni categoria il livello è equilibrato e competitivo. La cosa più bella e più importante è che al termine di ogni giornata si torna a casa felici e soddisfatti.
Per i nostri ragazzi, ormai fermi da quattro settimane è un periodo difficile, cerchiamo di ‘stargli vicini’ in via
telematica, con la consapevolezza che quando torneremo alla normalità giocheremo con molta più frequenza; e questo è lo stimolo migliore per loro!”