Esperienza e idee chiare,  carattere determinato di chi è abituata a decidere e ad assumersi sempre le sue responsabilità. Nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Con entrambe le situazioni che spesso coincidono per Barbara Sciamanna, educatrice per l’integrazione,  che con i ragazzi della squadra Accento United è pronta a partecipare per il quarto anno consecutivo al torneo di Quarta Categoria in Emilia-Romagna. In attesa di riprendere gli allenamenti, si racconta tra progetti,  novità e obiettivi in vista della nuova stagione ormai ai nastri di partenza.   

“Lavoro a scuola e con il mio coordinatore seguiamo gruppi di studenti delle superiori che hanno principalmente bisogno di sostegno. Cerchiamo di riempire in maniera positiva il loro tempo libero – spiega con grande attenzione Barbara – e molto spesso chi mi conosce dice che non faccio differenza tra vita e lavoro. In realtà sono sempre di corsa tra mille cose da fare  e cerco di essere disponibile finché possibile. Abbiamo quasi tutti ragazzi psichiatrici o con disturbi del comportamento. Cerchiamo di seguirli dando loro consigli e un supporto in ambito sportivo e non solo. C’è tanto da fare e ci vuole tanta buona volontà. Molti dei ragazzi non hanno famiglie alle spalle o comunque non sono molto presenti e quando escono dalle scuole superiori rimangono nella squadra, perché spesso non hanno altre risorse. Attraverso lo sport si sentono davvero parte di qualcosa, competenti ed anche importanti. Il calcio è una delle poche cose belle che hanno e per loro diventa un’ancora di salvezza che li tiene uniti”.

Educatrice a 360 gradi. L’aspetto su cui lavori di più con i ragazzi?
Cerco di lavorare o almeno ci provo sul valore del senso del gruppo e sulla collaborazione. Ogni partita, ogni allenamento diventa un momento significativo per ampliare l’esperienza di socializzare tra di loro. Non sempre è facile, perché sono ragazzi con diagnosi importanti ma è uno degli aspetti su cui ci concentriamo principalmente. In questo senso c’è tutto un lavoro di rete per fortuna, grazie alla società Reggio United che ci aiuta mettendo a disposizione il campo e alla collaborazione con Sporting Club S. Ilario fin dalla prima edizione per i tesseramenti. In più come Cooperativa abbiamo un progetto che si chiama ‘Oltre il muro‘ con il quale facciamo attività sportiva in carcere con i ragazzi delle superiori.  A volte portiamo anche i ragazzi della squadra ed  è  una situazione di integrazione totale, perché abbiamo varie fragilità che si incontrano”.

Si parla spesso di sport e integrazione: in base alla tua esperienza personale quanto è importante e come è possibile aiutare concretamente questi ragazzi ad uscire dall’isolamento sociale grazie al calcio?
“Il bello del calcio è che si tratta di uno sport di gruppo che aiuta i ragazzi a lavorare sull’idea di non puntare sulle individualità, ma sulla forza del collettivo. Si gioca insieme in un campo di calcio e ognuno ha il suo ruolo. C’è quello più portato a fare gol, quello più veloce o magari più bravo in difesa, ma certamente tutti hanno una caratteristica e si sentono parte di un progetto in campo. Ad esempio abbiamo in squadra un ragazzo che fa il custode al campo da calcio, un altro che ci aiuta come può ad allenare e in questo modo si possono creare dei piccoli percorsi di vita in grado di rendere possibile davvero  l’integrazione e la condivisione. Ci vuole tempo sicuramente e l’aiuto di molte persone. Poi il calcio con il suo appeal ha il grande vantaggio di riuscire ad attirare l’attenzione e la visibilità su alcune problematiche e già parlarne diventa importante. In tutti i nostri progetti, sia sportivi che scolastici, devi fare in modo che questi ragazzi si percepiscano come ‘costruttori‘ del proprio percorso di vita. Spesso rispetto alla disabilità riscontri l’atteggiamento tipo ‘poverino, ha bisogno di assistenza‘ e invece non è sempre così perché loro sono attivi, partecipi  e si costruiscono il loro senso anche attraverso il gioco”.

Parliamo della tua squadra. Che stagione è stata quella che si è conclusa? L’aspetto positivo da cui ripartire per la prossima e quello più critico su cui lavorare meglio?
L’aspetto positivo è che i ragazzi si sono riconosciuti nel progetto di Quarta Categoria e sono stati loro a chiamare altri amici per partecipare e coinvolgerli nel torneo per  sottolineare come il calcio diventi un punto di riferimento. Abbiamo anche uno dei ragazzi che non può giocare ma lo abbiamo coinvolto come vice allenatore perché la nostra idea è che c’è un posto per tutti sempre. L’aspetto negativo e più difficile è legato all’episodio che ha portato all’espulsione per un anno di un ragazzo della nostra squadra che ha una situazione particolare. Per la stagione che ripartirà abbiamo voglia di continuare a divertirci e cercheremo di formare un gruppo nuovo con la presenza anche di altri elementi. Dovremo sicuramente trovare un altro allenatore perché non c’è più Erika Rinaldi che farà un’altra esperienza professionale con una squadra locale. Ripartiremo dal lavoro fatto finora con l’obiettivo di migliorarci e fare in modo che anche il territorio si accorga di noi”.

Si riparte anche dall’adozione da parte dell’Imolese Calcio 1919 e da un percorso condiviso. Com’è il rapporto con loro e quanto è importante per i ragazzi?
Loro sono stupendi. L’anno scorso quando ci hanno invitato per la consegna del materiale ricordo ancora la faccia e l’espressione dei ragazzi che si sono ritrovati tra le mani il borsone del Club con il proprio nome scritto sopra e ognuno con la propria maglia. Pensa che c’è un ragazzo che ha vissuto tutto l’inverno con la tuta dell’Imolese che non voleva praticamente più togliere. È stato un gesto che già di per sé ha fatto la differenza, perché si sono sentiti davvero parte della società. Siamo stati invitati anche quest’estate ma non siamo potuti andare. Sono molto presenti e attenti  con noi. Non abbiamo mai avuto così tante attenzioni e coccole per i ragazzi e questo è l’aspetto più bello per cui li ringraziamo di cuore”.

L’ultima: com’è Barbara Sciamanna lontano dai campi di calcio?
“La domanda più difficile l’hai tenuta alla fine… semplicemente una persona che ama vivere circondata e a contatto con i ragazzi per seguirli e provare ad aiutarli. È quello che mi piace e non riesco mai a staccare totalmente. Rincorro sempre qualcosa o qualcuno, ma è il mio carattere. Sono tenace e determinata”.