“Un desiderio per il nuovo anno? In realtà il nostro si è già avverato perché da sempre era quello di poter giocare. Ma se penso ad un altro da realizzare credo mi piacerebbe riuscire a coinvolgere ed avvicinare allo sport molti altri ragazzi e questo sta diventando realtà grazie a Quarta Categoria”. Comincia così la chiacchierata con Benedetto Candalice, mister dei ragazzi del Torino F.D. tra nuove sfide da vivere tutte d’un fiato e obiettivi da raggiungere nel 2019 appena iniziato.

Un primo bilancio dell’esperienza con Quarta Categoria?
“Inizio col dire che la nostra società negli ultimi anni ha intrapreso un importante percorso di rinnovamento nei dirigenti e questo cambiamento ci ha fatto scoprire come lo sport e il calcio in particolare sia uno strumento straordinario per far stare bene i ragazzi rivelandosi come la miglior medicina per superare e affrontare insieme barriere ed ostacoli. Questo nostro percorso si sposa alla perfezione con il progetto Quarta Categoria che ci ha permesso di crescere e migliorarci. Il nostro ringraziamento va a chi in questi anni ha ideato, organizzato e difeso questo sogno che è diventato una splendida realtà”.

Siete passati da una a ben tre squadre. Quali sono gli obiettivi nel nuovo anno?
“Dal punto di vista sportivo la nostra stagione ci ha già dato un ottimo responso perché, se penso che l’anno scorso avevamo una sola squadra e ora mi ritrovo a raccontare di ben tre squadre Special, vuol dire che la strada intrapresa è decisamente quella giusta. Certo sappiamo di avere maggiori responsabilità, ma i ragazzi hanno entusiasmo e buone qualità e, anche se sono alla prima esperienza in un torneo molto difficile come livello Quarta Categoria, sono convinto che sarà un’esperienza formativa sul campo e fuori. Abbiamo pagato lo scotto della novità finora, ma siamo consapevoli che le prossime partite andranno diversamente e siamo pronti. L’obiettivo è l’ impegno ma soprattutto un sano divertimento da parte dei ragazzi nel giocare, poi se tutto questo si trasformasse in un momento di crescita nel carattere che possa renderli più forti e sicuri delle proprie capacità sarebbe il massimo. Sarei felice come l’ultimo scudetto del Toro nel 1976”.

Quanto è importante per i ragazzi sapere di indossare una maglia storica e importante come quella della società granata?
“Indossare questa maglia è da sempre un onore per chiunque. È il simbolo di una città e si tratta di un club che ha fatto la storia del calcio italiano, lo sanno bene i ragazzi che ne vanno fieri e altri hanno addirittura coronato un sogno. Noi come società cerchiamo di equilibrare il tutto. La maglia granata ha il potere di unire tutti i ragazzi tra loro, di farli sentire per prima cosa un gruppo e al tempo stesso importanti e orgogliosi individualmente”.

Qual è un pregio della sua squadra e un aspetto da migliorare nel 2019?
“Rispondo subito dicendo che il pregio dei ragazzi è quello di divertirsi, mentre il difetto è quello di… divertirsi troppo! Scherzo, se c’è qualcuno che ha dei difetti quello sono io, non loro”.

Che tipo di allenatore è?
“Non credo di essere un allenatore, anzi se devo essere sincero alcune litanie del mondo del calcio mi annoiano. Cerco di essere soprattutto una persona attenta. Lo sono talmente che riesco a capire le emozioni dei miei ragazzi, ma a dimenticare sempre l’anniversario del mio matrimonio! In definitiva mi reputo fortunato ad allenarli, ne sono consapevole e spesso mi chiedo cosa si possa fare per migliorare ancora di più la loro vita”.

Un momento con loro che più porta nel cuore?
“Ce ne sono molti e li custodisco tutti con affetto. Tanti aneddoti e bei momenti trascorsi insieme, come quelli dello scorso anno quando siamo stati invitati ad un torneo in Inghilterra e molti di loro non erano mai stati fuori dall’Italia. Vederli eccitati e felici nel vivere quell’esperienza e giocare in campi così verdi che sembravano dipinti, mi ha riempito il cuore. Ecco, spero di avere nuovi ed emozionanti momenti del genere nel 2019”.