Francesco Fancello è uno di quei tecnici che ritengono che ogni giorno ci sia da imparare qualcosa di nuovo. Preciso e meticoloso dal punto di vista professionale, sa che il lato umano di quest’avventura sportiva è fondamentale e cerca di trasmetterlo in ogni momento ai suoi ragazzi dello Speedy Sport che, dopo aver vinto il Torneo Sardegna hanno partecipato e ben figurato alla Special Cup 2019 Sponsored by Olemdo tenutasi in Ponte In Valtellina dal 28 al 30 giugno scorso. Ecco come ci racconta il bilancio della sua stagione.

Qual è la tua valutazione dell’esperienza alla Special Cup sia in termini umani sia in termini più strettamente sportivi?
“Special Cup è stata un’esperienza davvero formativa per i nostri ragazzi. Tre giorni all’insegna dello sport, scoprendo dei posti che, senza un torneo cosi importante, non avremmo avuto la fortuna di conoscere. In questi anni, l’associazione ha cercato di non far mancare niente ai suoi associati, specialmente in termini di situazioni esperienziali, formanti. Abbiamo scommesso sul calcio, credendo su un gruppo formato da 16 giocatori, seguiti da tecnici con patentino Uefa B, un preparatore dei portieri e tanti volontari . Un gruppo eterogeneo di atleti non solo per l’età, ma soprattutto per la patologia che è stata loro diagnosticata. Dal punto di vista umano per i nostri ragazzi l’esperienza in Valtellina è stata bellissima, perché i nostri campioni hanno avuto la possibilità di crescere ed accrescere il piacere alla vita indipendente, lontano dalla famiglia, favorire la creazione di rapporti di amicizia, solidarietà e cooperazione con i ragazzi delle altre società e la possibilità di competere e sperimentare le proprie possibilità. Dal punto di vista sportivo, siamo sempre consapevoli che lo sport è un mezzo fantastico per migliorare la qualità di vita, questo ha portato i nostri atleti speciali non solo a divertirsi ma anche a maturare una nuova consapevolezza, che ha permesso di affrontare tutte le difficoltà che prima venivano viste come ostacoli insormontabili. All’inizio del nostro cammino, non pensavamo di vincere il torneo e conquistare le finali nazionali, ma volevamo che i ragazzi condividessero i valori dello sport, la promozione di uno stile di vita sani e migliorassero abilità sociali e relazionali all’interno del nostro gruppo. I ragazzi hanno imparato, in questi anni, a conoscersi, a condividere tanti momenti belli, quindi le vittorie, ma anche le sconfitte. All’interno della squadra non c’è un giocatore più forte di un altro, sono tutti importanti, tutti portano il loro contributo al team”.

Pittalis è stato nominato “miglior attaccante del torneo”. Lo avevi previsto?
“Sapevo che Special Cup sarebbe diventata una vetrina importante per i nostri giocatori e sono felicissimo per il nostro bomber Riccardo Pittalis, eletto, nelle finali in Valtellina, miglior attaccante del Torneo di Sesta Categoria. Sono passati due anni da quando Riccardo ha iniziato a frequentare la nostra ASD. Giocatore sempre costante negli allenamenti, è ormai diventato un punto di riferimento importante per i suoi compagni. Nel corso del campionato regionale, ha saputo fare la differenza, portando la Speedysport insieme a Marco, Giampiero, Gabriele, Mirko e tutti gli altri compagni, ad un livello di gioco davvero importante. Ma Riccardo non si è dimostrato bravo solo in campo, ma anche fuori dal campo. Umile, semplice, sempre disponibile nei confronti dei compagni è migliorato davvero tanto nel corso dell’anno sportivo, cosi da diventare un attaccante completo nel gioco e un formidabile cecchino in fase realizzativa”.

Dal confronto con le altre squadre cosa credi che ci sia da migliorare per Speedy Sport?
“Dal punto di vista sportivo i ragazzi hanno condiviso un torneo importante e impegnativo. Tre partite difficili, intense, giocate dai ragazzi con grande determinazione. Le prime due partite equilibrate (con Insuperabili Torino e Folgore Caratese) e chiuse con una sconfitta su misura (4-3 ) ed una vittoria schiacciante. La terza partita, con la Spal, persa giustamente, davanti ad una formazione superiore soprattutto nel reparto di centrocampo. In Sardegna, per motivi di salute, abbiamo lasciato importanti pedine, che, se schierate, ci avrebbero permesso di potenziare e innalzare la qualità della nostra squadra. Il viaggio purtroppo è un grosso handicap per chi arriva dalla Sardegna, ma questa non è una scusa, il team Speedy Sport si è presentato comunque con una formazione pronta a sfidare chiunque. Per questo motivo non posso recriminare niente, i miei giocatori hanno dato tutto quello che potevano dare in campo, lottando su ogni pallone e uscendo dal campo senza rimpianti. Le finali in Valtellina sono un punto di partenza importante per Speedy Sport che ripartirà nella stagione 2019/20 con più slancio e con rinnovate motivazioni”.

In cosa ritieni di dare maggiormente la tua impronta alla squadra?
“Sono fortunato perché ho la possibilità di allenare un gruppo forte e motivato di ragazzi che ogni giorno mi gratifica e mi fa sentire importante. Una laurea in pedagogia e un corso Uefa B non ti preparano mai abbastanza per gestire un gruppo di ragazzi cosi meravigliosamente vivo. Ho la fortuna di allenare il team con un gruppo di tecnici e operatori davvero importanti: Gianni Nanni, Emiliano Bechere, Salvatore Ruiu, non sono solo ottimi tecnici, ma possiedono in particolare delle qualità importanti come empatia e sensibilità, per lavorare con i nostri ragazzi. Quando nel 2008 è partito il Progetto Calcio, la cosa più importante è stato creare un gruppo forte, compatto tenendo conto delle difficoltà, ma anche delle potenzialità di ciascun atleta. I calciatori della Speedy Sport provengono da ben 8 Comuni della nostra Provincia: Dorgali, Onifai, Irgoli, Onifai, Orosei, Galtelli, Bitti, San Teodoro. Per loro abbiamo organizzato, in accordo con le Amministrazioni Comunali, degli allenamenti itineranti di cui fanno parte alcuni ragazzi con ritardo mentale, alcuni ragazzi schizofrenici, alcuni con sindrome di down e uno stuolo di volontari quasi coetanei dei ragazzi disabili coinvolti, che hanno le giuste motivazioni per condividere con i nostri campioni allenamenti, fatiche, gioie, e possibilità di partecipare a tornei e manifestazioni. Ai giocatori, insieme allo staff tecnico, abbiamo provato a trasmettere la passione per questo sport, trasmettendogli la mentalità del lavoro e allo stesso del divertimento. Il sottoscritto allena da anni i calciatori del settore giovanile della Dorgalese (squadra del mio paese), ma nessun bambino o giovane calciatore ti farà vivere emozioni vere come i ragazzi con disabilità: sorrisi, lacrime, abbracci, risate, sguardi, coraggio ed energia, tutte cose che porterò sempre nel mio cuore”.